gennaio

VIVA IL SANTO PATRONO

 

Quella mattina arrivai a scuola prestissimo. Mi aveva accompagnato papà prima di andare al lavoro.

I cancelli erano chiusi, così mi sedetti sul muretto e aspettai.

Il primo ad arrivare fu il professore di matematica a bordo della sua 4x4.

Beniamino Dati, detto Bendato per via di un’evidente, miopia scese dall’auto facendo strane espressioni.

“Buon giorno Professor Dati.”

“Non è esatto, ragazzo!, non è un buon giorno e sto molto male.”

Seppi più tardi dai compagni che il povero Bendato in quel periodo soffriva di calcoli e che presto li avrebbe  risolti con una semplice operazione.

“Non c’è ancora Amilcare il bidello?” mi chiese, notando i cancelli ancora chiusi.

“Io non ho ancora visto nessuno” risposi.

Il professore guardò l’orologio.

“Vista l’ora potrei andare al bar a bermi un chinotto.”

“Direi che a conti fatti, può starci anche un chinottanta, professore!”

In quel preciso istante arrivò anche la professoressa di Italiano con la sua punto di seconda mano. La settimana precedenti aveva distrutto la tema imboccando un senso unico al contrario.

“Che cos’è questa commedia” disse senza nemmeno salutare “come mai questo vil cancello ci sbarra il passo?”

“Siamo in anticipo, oh divina” l’adulò il Bendato che ha un debole per quell’arpia.

“Posso offrirti un caffè, oh luce delle mie circonferenze oculari?”

“Purché sia corretto” rispose la donna raddrizzandosi la gonna.

I due si diressero verso il bar lasciandomi da solo.

“Galeotto fu il cancello e chi lo chiuse” pensai.

Passarono altri cinque minuti e nessuno si vedeva all’orizzonte. Mi annoiavo.

Così decisi di scavalcare la recinzione per entrare in classe e confezionare qualche bello scherzetto per i miei compagni.

Mentre mi arrampicavo fui sorpreso dalla professoressa di storia, che arrivò con la sua seicento scassata. Per fortuna, a ruota, seguì la golf dell’insegnante di ginnastica.

“Ragazzo!” urlò quell’apprensiva della profe di storia “cosa fai lì in cima. Attento, garibaldi!”

“Tranquilla, Ginevra” mi difese l’educatore fisico “è mio alunno: gli ho insegnato bene a cadere.”

“Se è per quello” pensai tra me “a cadere ero già un fenomeno per conto mio…”

Mentre scendevo con cautela dalla recinzione della scuola, i due professori dissero che era inutile aspettare lì fuori. Così, decisero a loro volta, di andare al bar.

“Mi prenderò una schiacciatina” disse il professore di ginnastica amante della pallavolo.

Pochi istanti più tardi, in rapida successione, comparvero:

la professoressa di musica con l’audi del marito, mentre di solito era andante con moto

il supplente di scienze che può permettersi solo una panda

quello di geografia che guidava una polo indossando una polo

la professoressa di greco al volante di una delta prestatale da quello di geografia

l’insegnante di mitologia che aveva da poco sostituito la lancia con la mito

E, per finire, il professore di religione che arrivava  in bicicletta per via del voto di povertà.

“Come mai i cancelli non sono ancora aperti?” mi chiesero.

“Non lo so” risposi.

“Perché non c’è ancora il bidello?” incalzarono.

“Non lo so.”

“Dove sono gli altri studenti?” insistettero.

“Non lo so.”

“Ma insomma non sai proprio un fico secco” disse il professore di scienze.

“Non è esatto” risposi con coraggio “so che ci sono altri quattro professori al bar di fronte!”

Il corpo docente trovò questa informazione molto interessante e decise, seduta stante, di recarsi al bar e di iniziare le lezioni interrogando proprio me. “L’unico alunno disponibile a essere sentito” disse quello di musica.

Mi trascinai lentamente verso il bar seguito a vista dallo stuolo di professori.

Entrai dentro immaginando una fine terribile e voti spaventosi.

“Mi dia un San Bitter” ordinò l’insegnante di religione.

“A me una focaccia!” fece il supplente di scienze.

“Macedonia!” dissero in coro i professori di storia e geografia.

Io, sfoggiando il senso dell’umorismo del condannato, chiesi al barista “una bella spremuta!” ma quello mi rispose: “che ci fai qua, oggi. Non lo sai che è la festa del patrono? Me l’ha detto ieri il bidello. La scuola è chiusa.”

“Viva il Santo Patrono” dissi rivolgendomi a tutti i professori “oggi è vacanza, l’interrogazione può attendere!”

claudio comini © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Puoi trovare tutte le storielle dei mesi scorsi pubblicate nel libro: "Quaderno di un ripetente", San Paolo Edizioni, 2013.