Una storiella al mese
Lugio 2019

Mamma mi ha preso a Giffoni!  

di Claudio Comini

 

E' un torrido pomeriggio di Luglio.

Già dal Martino presto mi tormenta questo fastidioso Solarino che crea una cappa di umidità e di bassa Pession.

La schiena, la maglietta e il divano formano un unico, indistinto, strato appiccicoso.
Una goccia di sudore mi riga la fronte.

La mia fronte! Il mio sudore!

Ci vorrebbe un po' di Fred De Palma o del Francesco Ghiaccio che mi Allevi questa calura.
 

"Mamma, scendo Bomdabash... esco a fare un giro" faccio "altrimenti il caldo mi ammazzerà prima della noia."
"Sei matto. Non puoi uscire. Tu non sai che giorno è oggi?"
"Venerdì!"
"E' il 19 luglio" mi informa lei "comincia il Giffoni Film Festival."
"Embé?"
"Le strade sono pericolose, piene di... piene di... bestie feroci... Elle Fanning, Tigri, Mahmood!"

"Ma figurati" la rassicuro io "siamo in un una Valley. Che bestia vuoi che incontri? Un gatto, un cane o Massimiliano un Gallo".
Balbetta. La guardo meglio negli occhi. Ha lo sguardo del Merluzzo.

Poi, di colpo, fa un'Arisa strana.

Mi preoccupa lo stato di salute mentale di colei-che-mi-ha-messo-al-mondo-e-subito-dopo-mi-ha-nominato.

"Tu marchi male, mamma, dici cose senza senso".

"Tesoro. Non marco male, Marco D'Amore".

"Ossignore. Perché non molli il ferro da stiro per farti una bella doccia rinfrescante, Mami? Ti raffredderà un po' le meningi."
"Non vorrai davvero uscire..." mi sembra sinceramente preoccupata "tu non hai la minima idea di quello che sta succedendo là fuori..."
"Io vado" taglio corto.

"Non fare l'Ocone, non prendere rischi. Mi sono presa cura di te fin da quando Nasti".

"Nascesti, mamma, si dice nascesti".
"D'accordo, tesoro, se così hai deciso.... Però portati almeno il cinturone con le munizioni. Il cinema è pieno di gente senza scrupoli. Di ladri, assassini, vecchi Marchioni. E' un Mondo Marcio".
"Sì mamma, l'ho preso. Ho anche il vecchio Winchester del nonno" rispondo. Ma tra me penso: "domani devo fare due chiacchiere con papà. Sua moglie sta sbroccando."

 

Già per le scale noto qualcosa di strano.
Sul pianerottolo incontro la signora del piano di sopra, una Winona Ryder di cento chili che scende le Scarlett Johansson con una tigre al guinzaglio.
Capisce che la guardo stranito e allora mi dice: "qualche problema, ragazzo?, io quando scendo di sotto esco con la tigre, Michael Caine."
Nonostante si possa dire che ho coraggio da Wenders, preferisco prendere l'ascensore, a evitare strani inconvenienti.
Per strada la scena è sconvolgente: auto in fiamme con i finestrini Tim Roth, rumore di spari, elicotteri che volano a bassa quota. Metà dei palazzi della via sono distrutti e le macerie invadono la strada. Qualcuno urla, qualcun altro scappa.
Scavalco una moto abbandonata malamente sul marciapiede. E' allora che vedo Christoper Lee per terra.
E' conciato Luis Malle.
Trema tutto e c'è anche del sangue di un colorito Bardot.
"Ho Manfredi" mi dice il poverino.
"Accidenti come sei Judy Garland" gli dico io.
"Per forza" fa lui con un rantolo "mi hanno sparato. Qualcuno ha cercato di Matthau."
"Santo cielo."
"Mia hanno sparato Nick Nolte."
"Quante volte?"
"Nick."
Non capisco, forse il poveruomo vuol dire cinque. Ma che importa, ormai.
"Sto male" dice "Demi, Moore."
"Perché mi chiami Demi" gli faccio io "non sono Demi, sono Claudio."
"Non lo so, santo cielo, sto per Moore. Probabilmente De Niro un po'."
"Capisco" gli dico io cercando di comprendere il suo stato d'animo, anche se non mi piace che mi chiami Demi.
Si contorce, si lamenta e ora si mette le mani alla pancia. Il sangue esce copioso.
"Mi hanno colpito, maledetti."
"Dove?"
"Quinn!"
"Dove?"
"Al Pacino."
"Vigliacchi" esclamo "hai visto chi è stato? Un drogato, un Impacciatore, qualcuno che ti voleva Truffaut."
"Macché. E' stato un tale che si atteggiava come un Bullock, insieme a un altro vestito De Niro! Abbiamo avuto una discussione accesa e ad un tratto il Bullock ha tirato fuori la pistola e ha fatto Fox."
"Hai visto se erano Italiani?"
"No. Avevano un accento Frank Oz."
"Saranno stati i fratelli Coen. O Hanna e le sue sorelle...."
"Ti ho detto che erano due uomini" si lamenta con stizza il permaloso. Mi dispiaccio, volevo solo fare un po' d'accademia.
In ogni caso, permaloso o meno, il ragazzo sta tirando le cuoia. Sarà il caso di dar Mia Farrow un po'. Vediamo se riesco a salvargli la Vitti.
Faccio il numero del 118 per chiedere aiuto ma una gentile signorina mi informa che le ambulanze non sono disponibili, sono tutte Depardieu. C'è stato un violento incidente sulla Milano Bergman e tutti i mezzi sono impegnati là.
Dannata autostrada!
Il tapino si lamenta sempre di pi√Ļ: "mi Bruce, Willis! Mi Bruce, mi Bruce."
"Perché mi chiama Willis, adesso?" penso tra me. Non sto a sottilizzare, bisogna subito che qualcuno gli Sutherland la ferita, altrimenti ci lascia le Penn.
Faccio il numero di un amico, è un Mickey Rourke di fama mondiale.
"Sei il mio Salvatores" fa l'uomo a terra, ma non sa che il telefono del Mickey Rourke ha sempre la segreteria telefonica.
"Mi dispiace, amico" gli annuncio schietto "oggi morirai. Ma morirai da eroe."
"Perché?"
"Perché ci sarà uno vivo come me sempre pronto a raccontare quanto sei stato coraggioso."
"Grazie!"
"Non c'è di ché!"
Sopra di noi gli elicotteri continuano a volare come certe mosche che ti Ron Howard nelle orecchie.
Mi informo, con animo Magnani, sull'ultimo desiderio del condannato.
"Vuoi che ti racconti una storiella buffa delle mie?" chiedo.
"Per carità, finiscimi" risponde l'ingrato.
Io non raccolgo la provocazione pensando che tanto il suo Dustin Hoffman è segnato, perciò sono ancora gentile.
"Ti porto un bicchiere di acqua Friz Lang?"
Ma quale acqua, il morituro vuole del Whiskey.
Mi reco al bar all'angolo ma la porta è chiusa. Allora Spielberg dalla finestra e vedo che il barista s'è addormentato sul bancone.
Busso con insistenza e il dormiente viene ad aprire.
Mi faccio dare una bottiglia di Whiskey e quello mi presenta il conto: trecento dollari.
"Accidenti, Kevin Costner questa bevanda?"
"Siamo in guerra, amico!" mi risponde lo strozzino "lo beve solo o deve Servillo a qualcuno?"
"Sono fatti miei" ribatto.
"Era solo per sapere se le servono i bicchieri."
Non mi servono. Caccio la grana e torno di gran lena dal moribondo.
"Totò" gli dico "bevi a Volonté!"
"Bentivoglio" mi lusinga il poveretto "sei stato molto Benigni con me."
"Besson."
L'uomo beve a garganella ma subito dopo inorridisce.
"Che schifo" esclama "mi esce il liquido dalla ferita. Chi ha fatto la regia di questo racconto? Quentin Tarantino?"
"Grattachecca e Fichetto" gli rispondo per farlo schiattare con un po' di humor.
Il poveruomo mi stringe la mano ed esclama: "Crepax!"
"Sei fuori tema, ragazzo!"
"Muoio!" ribadisce.
"Perché?" dico io, lo confesso, un po' inutilmente.
"Perché odio il lieto fine all'americana."
"Come biasimarti" gli rispondo ma dentro di me penso a quei crudeli assassini e mando loro una serie di maledizioni: "Kevin Spacey, Kevin Reynolds, Kevin Possin!"
Considero questa battuta finale degna di un finale e così, torno verso casa.
Sono così Stan Laurel che non riesco nemmeno a suonare il campanello.
Mia madre viene alla porta. Ha l'aria preoccupata. Quello che vede, cioè io, non dev'essere bello. Le cado tra le braccia sporco di sangue che grazie al cielo non è il mio.
"Ti prego, Mami, voglio vedere una puntata dei teletubbies."
Mamma, stavolta, mi sorprende.
Mi da tre Giffoni e ordina: "torna là fuori, figliolo, e comportati da uomo!"

  

 

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